Appello a Casini per costruire con il Pdl il nuovo polo moderato-montiano
C’è chi raccoglie, e fa bene, firme della società civile, per alimentare un movimentismo virtuoso, c’è chi scalda i muscoli a bordo campo, ma il centrodestra non può prescindere da un’analisi del berlusconismo e della sua battaglia contro la politica del no della sinistra. Il rientro della politica non sarà infatti la fine dei sacrifici e poiché correremo ancora sui binari d’Europa un centrodestra rifondato ha buone carte da giocarsi se saprà guardare indietro sine ira ac studio. di Mariastella Gelmini
9 AGO 20

C’è chi raccoglie, e fa bene, firme della società civile, per alimentare un movimentismo virtuoso, c’è chi scalda i muscoli a bordo campo, ma il centrodestra non può prescindere da un’analisi del berlusconismo e della sua battaglia contro la politica del no della sinistra. Il rientro della politica non sarà infatti la fine dei sacrifici e poiché correremo ancora sui binari d’Europa un centrodestra rifondato ha buone carte da giocarsi se saprà guardare indietro sine ira ac studio. A chi affermi che il movimento creato da Silvio Berlusconi ha tradito il programma originario, ricordo che la spesa pensionistica non sarebbe ora al 18 per cento del pil, ma al massimo all’1 per cento. E il debito pubblico non al 122 per cento, se solo fosse passata la riforma liberale delle pensioni che Forza Italia aveva avanzato nel 1994. Se guardiamo a pensioni, sanità, pressione fiscale sulle imprese, il quindicennio che segue è tutto un via-vai tra Berlusconi che riforma e Prodi che contro-riforma. La riforma Maroni delle pensioni, la legge Biagi e la promessa mantenuta di un milione di occupati in più, da ultimo l’abolizione dell’Ici, da un lato; l’introduzione dell’Irap il cui “tesoretto” stoppa le pensioni, l’aumento della spesa sanitaria (Bindi, 1999), dall’altro.
Sullo sfondo una cornice giuridico-giudiziaria che blocca la riforma del lavoro, mette in ginocchio la nostra industria e come illustrano il caso Ilva e la morte di Loris D’Ambrosio sembra affidare la gestione dell’agenda politica non al popolo ma a un’avanguardia militante della magistratura. Certo bisogna anche dire autocriticamente che non siamo riusciti a fare quello che avevamo promesso, complice la crisi, nonostante l’avvio del federalismo fiscale, contratti aziendali, riforma dell’università e interventi riformatori nella Pubblica amministrazione. Ma non possiamo tacere la mancanza di coraggio a tagliare e a scardinare posizioni consolidate, soprattutto a promuovere una politica per la crescita. Distratta anche la Lega, in fuga dal liberismo e sorda su pensioni, province e servizi pubblici locali. Per quanto non sempre all’altezza della sfida e delle attese il governo Monti – agitando lo spettro del default – è riuscito a fermare questa tela di Penelope, attingendo largamente alla cultura ostracizzata del riformismo politico. Ma la politica di domani ripartirà ripensando il nostro stato sociale: più leggero, meno universalista e capace di puntare su famiglia, infanzia, formazione. Nel welfare rinnovato è il punto di incontro tra riformismi capaci di una nuova cultura della spesa pubblica fondata su costi standard e su innovazione. E di un fisco più dipendente dai consumi che offre un nuovo ventaglio di detrazioni per far emergere il nero. Un fisco da dimagrire – ma non basterebbe! – e quindi anche capace di togliere peso dalle spalle dei produttori. E’ attorno a questa svolta di contenuti che meglio e più concretamente di quanto immagini Casini si può e si deve realizzare quel punto di incontro di cui l’Italia ha oggi un maledetto bisogno. Ragionando sul programma in termini molto concreti e maturi. Non sarà una campagna elettorale come le altre per la politica. Attesa alla prova di proposte concrete e di saper declinare e rendere compatibile dettato europeo e aspettative degli italiani.
di Mariastella Gelmini (ex ministro dell’Istruzione, deputato Pdl)